Ciao!

Lucia Berdini

Sono Lucia Berdini, Teacher di Yoga della Risata, Coach di Gibberish&Nonsense e in formazione per diventare Tecnico in Ludicità Consapevole.

 Da un decennio mi interesso al teatro, all’uso della voce, al benessere olistico e alla scoperta del mio clown. Ho frequentato vari stage che mi hanno fatto capire quanto mi stesse a cuore l’espressione del mio bambino interiore. Dopo due anni di maternità ad alto contatto e stasi è tornata in me la voglia di mettermi in gioco e incontro felicemente lo Yoga della Risata. Dopo un anno di Club della Risata, progetti nelle scuole, sessioni in ogni dove e vari coaching one on one di risata, decido di diventare formatrice per diffondere il più possibile questa disciplina che ha trasformato la mia vita e quella di tantissime altre persone intorno a me.
Studio e mi (in)formo il più possibile, amo le storie di cambiamento e mi accendo come una bimba quando qualcuno ricomincia a credere in se stess@.

Tengo corsi di formazione sullo Yoga della Risata, il gioco e il Gibberish in tutta Italia, conduco un club della risata ogni mattina e uno settimanale il lunedì sera (foto). In questi due anni ho portato avanti vari progetti sperimentando il gioco e la risata con i bambini, gli adolescenti, adulti, disabili, nelle aziende e nei coaching di risata one on one.

 

E ora, se proprio vuoi approfondire la mia conoscenza…  🙂

 

Il primo ricordo che viene a galla se devo raccontare di me è il profondo e ricorrente imbarazzo alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”. Tutti sapevano esattamente quale fosse il loro sogno. Io invece mi sentivo una nave persa in un mare agitato e ogni volta, in risposta a quell’impertinente domanda, inventavo un mestiere diverso.
A un certo punto, grazie a un capo scout particolarmente istrionico, mi innamoro del teatro e, avendo capito che forse avevo trovato la risposta perfetta alla domanda impertinente,cerco di non abbandonarlo, come se fosse una boa di salvataggio. 

Oltre a essere (non troppo) convinta che sarei diventata un’attrice e venire puntualmente considerata il maschiaccio della classe, oltre a queste costanti passavo le estati a leggere o arrampicata su un albero. Fin quando dalla campagna ci siamo trasferiti in centro e ho cominciato a interessarmi al mondo di fuori anche nei giorni settimanali. 

Per arrivare in centro non era necessario prendere nessuna auto, né percorrere nessuna strada polverosa, non era necessario dare un nome a tutte le curve (e ripeterle ad alta voce con mia sorella, come una cantilena, per ammazzare quei 7 minuti).
Ora, in centro, ci vivevo ma… non avevo nessun’ amica da andare a trovare. Correvano i tempi delle scuole medie e – lo sapete pure voi no? – le medie fanno davvero schifo.

Gli amici li ho fatti dopo, alle superiori, dove intanto continuavo a recitare. Non ho smesso neanche all’università ma lì ho capito una cosa: lo spettacolo finale mi metteva una gran tristezza. A me piaceva da matti fare le prove: provare e riprovare lo stesso pezzo cento volte. Cento volte diverso.

Dopo tre anni, alfine, mi sono laureata in Lettere Musica e Spettacolo (senza lode) a Macerata, vissuto in Spagna per sei mesi, fatto l’artista di strada a Barcellona, viaggiato in Europa e poi, dopo la laurea… Londra, Slovacchia, Francia, Umbria e di nuovo Marche.
In mezzo a tutto questo  ho frequentato vari workshop con grandi clown europei (Johnny Melville, Emmanuel Gallot Lavallé, André Casaca, Rossella Bergo). Grazie a loro – e a qualcosa che si muoveva nella pancia ogni volta che andavo a toccare le mie corde clown – ho capito che il mio bambino interiore scalpitava per venire fuori e mi sono resa conto che riuscivo a essere davvero me stessa soprattutto quando ero nel “gioco”.

Nel frattempo e dopo varie peripezie mi trovo con un bambino nella pancia e tra gioia, stupore e un po’ di paura sono costretta a rallentare i miei tempi proverbialmente adrenalinici. Passano così due anni “quieti” e di incubazione, durante i quali i miei sogni cominciano dolcemente a lievitare mentre io imparo a fare la mamma. Tette perennemente al vento e fascia sempre in borsa.

L’INCONTRO CON LO YOGA DELLA RISATA

Quando Noa ha qualche mese di vita frequento la mia prima sessione di Yoga della Risata ed è subito amore. Sblocco potentemente la mia risata e mi rendo conto della forza di questo strumento semplicissimo. Per due anni quel semino se ne resta lì, buono, a preparare il terreno, fin quando – dopo aver scritto un paio di articoli sul potere della risata – mi dico che è ora di provarci davvero e decido di frequentare il Laughter Yoga Leader Training a Macerata. È il Luglio 2015  e durante il training non riesco immediatamente a ricontattare la risata che due anni prima mi aveva folgorato, in mezzo c’erano stati tanti eventi, non tutti felici, che avevano ispessito la mia corazza ma… dopo un grande pianto liberatorio ho cominciato a ridere di cuore. Quel giorno ho capito che non avrei più smesso e che la risata era un grande atto d’amore, soprattutto verso me stessa.

Quando ero una bambina con poche risposte, un’adolescente un po’ burlona e un po’ insicura, una ragazza che amava leggere finché faceva buio, quando ho ricominciato a giocare con la bambina che era in me, se mi avessero detto che una risposta a quella domanda impertinente era impossibile da dare, forse ci sarei rimasta male.

Il mio mestiere è difficile da definire. Come avrei potuto definirmi allora?
Come poteva anche solo osare sognare tanta abbondanza?

Mi occupo di risata incondizionata, giochi cooperativi, Gibberish&Nonsense e aiuto gli altri a sentirsi a loro agio con il proprio bambino interiore.

Non lo avrei mai creduto possibile.
Ho fatto solo una cosa. Ho continuato a dire SI’ alla vita e ai tanti doni che mi stavano arrivando da ogni parte.
Se vuoi conoscermi, stringermi in un abbraccio che ride e giocare insieme accetto caffè, succhi di frutta e tè verdi al gelsomino. Per ora mi trovi a Monte San Giusto, la Città del Sorriso, nelle Marche.

Se ti va di lasciare un’impronta del suo passaggio qui sotto sarei il 300% più felice 🙂 
Se decidi di rendermi felice però, devi anche dirmi cosa rispondevi alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” 
E soprattutto, ora che stai facendo? E quello che fai, ti piace?

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