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Lucia Berdini

Sono Lucia Berdini, Teacher di Yoga della Risata, Coach di Gibberish&Nonsense ed esperta di giochi cooperativi. Tengo workshop e formazioni in tutta Italia e sono una warmupper e speaker per grandi eventi legati al mondo del business.

 Da un decennio mi interesso al teatro, all’uso della voce, al benessere olistico e alla scoperta del mio clown. Negli anni ho frequentato vari stage che mi hanno fatto capire quanto mi stesse a cuore l’espressione della bambina interiore.

Da più di due anni conduco ogni settimana un club della risata nel mio paese, Monte San Giusto, e ho portato avanti vari progetti sperimentando il gioco e la risata con i bambini, gli adolescenti, adulti, disabili, nelle aziende e nei coaching di risata one on one. La formazione è uno degli aspetti più significativi della mia vita, ho formato più di 60 Leader di Yoga della Risata e continuo a tenere certificazioni tra il Lazio e le Marche. Mi destreggio, a volte con disinvoltura altre come un elefante in una cristalleria, tra un figlio homeschooler (grazie al quale non sarei la persona che sto diventando) e le attività che propongo.

Mai avrei creduto, nella vita, che – alla domanda – “Che lavoro fai?“, avrei potuto rispondere dicendo “Mi occupo di risata, nonsense e giochi“. Devo dire grazie alla tenacia, al non voller mollare i sogni, al mio dire sempre “Sì” anche quando ho paura, e a un numero imprecisato di anime meravigliose che hanno fatto una grande differenza nella mia vita.

Al centro di tutti il mio lavoro, comunque, ci sono le relazioni. Gli sguardi, il contatto, lo scambio che si genera quando due esseri umani si vedono. Proprio come fanno i bambini.

 

 

 

E ora, se proprio vuoi approfondire la mia conoscenza…  🙂

 

Il primo ricordo che viene a galla se devo raccontare di me è il profondo e ricorrente imbarazzo alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”. Tutti sapevano esattamente quale fosse il loro sogno. Io invece mi sentivo una nave persa in un mare agitato e ogni volta, in risposta a quell’impertinente domanda, inventavo un mestiere diverso.
A un certo punto, grazie ad Andrea – un capo scout particolarmente istrionico -mi innamoro del teatro e, avendo capito che forse avevo trovato la risposta perfetta alla domanda impertinente,cerco di non abbandonarlo, come se fosse una boa di salvataggio. 

Oltre a essere (non troppo) convinta che sarei diventata un’attrice e essere puntualmente considerata il maschiaccio della classe, passavo le estati a leggere o arrampicata su un albero. Fin quando dalla campagna ci siamo trasferiti in centro e ho cominciato a interessarmi al mondo di fuori anche nei giorni settimanali. 

Per arrivare in centro non era necessario prendere nessuna auto, né percorrere nessuna strada polverosa, non era necessario dare un nome a tutte le curve (e ripeterle ad alta voce con mia sorella, come una cantilena, per ammazzare quei 7 minuti).
Ora, in centro, ci vivevo ma… non avevo nessuna amica da andare a trovare. Correvano i tempi delle scuole medie e – lo sapete pure voi no? – le medie fanno davvero schifo.

Gli amici li ho fatti dopo, alle superiori, dove intanto continuavo a recitare. Non ho smesso neanche all’università ma lì ho capito una cosa: lo spettacolo finale mi metteva una gran tristezza. A me piaceva da matti fare le prove: provare e riprovare lo stesso pezzo cento volte. Cento volte diverso.

Dopo tre anni, alfine, mi sono laureata in Lettere Musica e Spettacolo (senza lode) a Macerata, vissuto in Spagna per sei mesi, fatto l’artista di strada a Barcellona, viaggiato in Europa e poi, dopo la laurea… Londra, Slovacchia, Francia, Umbria e di nuovo Marche.
In mezzo a tutto questo  ho frequentato vari workshop con grandi clown europei (Johnny Melville, Emmanuel Gallot Lavallé, André Casaca, Rossella Bergo). Grazie a loro – e a qualcosa che si muoveva nella pancia ogni volta che andavo a toccare le mie corde clown – ho capito che la mia bambina interiore scalpitava per venire fuori e mi sono resa conto che riuscivo a essere davvero me stessa soprattutto quando ero nel “gioco”.

Nel frattempo e dopo varie peripezie mi trovo con un bambino nella pancia e tra gioia, stupore e un po’ di paura sono costretta a rallentare i miei tempi proverbialmente adrenalinici. Passano così due anni “quieti” e di incubazione, durante i quali i miei sogni cominciano dolcemente a lievitare mentre io imparo a fare la mamma. Tette perennemente al vento e fascia sempre in borsa.

L’INCONTRO CON LO YOGA DELLA RISATA

Quando Noa ha qualche mese di vita frequento la mia prima sessione di Yoga della Risata ed è subito amore. Sblocco potentemente la mia risata e mi rendo conto della forza di questo strumento semplicissimo. Per due anni quel semino se ne resta lì, buono, a preparare il terreno, fin quando – dopo aver scritto un paio di articoli sul potere della risata per un quotidiano online – mi dico che è ora di provarci davvero e decido di frequentare il Laughter Yoga Leader Training a Macerata. È il Luglio 2015  e durante il training non riesco immediatamente a ricontattare la risata che due anni prima mi aveva folgorato. In mezzo c’erano stati tanti eventi, non tutti felici, che avevano ispessito la mia corazza ma… dopo un grande pianto liberatorio ho cominciato a ridere di cuore.

Quel giorno ho capito che non avrei più smesso e che la risata era un grande atto d’amore, soprattutto verso me stessa.

 

GIBBERISH & NONSENSE

Nel frattempo ho deciso che volevo continuare ad esplorare e incontro un pazzo israeliano, con una storia di grande sofferenza alle spalle, che nella vita si occupa di Gibberish & Nonsense. Ho deciso di formarmi con Alex Sternick, ed è stato un tasselo davvero importante. Alex mi ha insegnato che, nonostante le maree e gli acquazzoni, possiamo giocare e diventare ottimi improvvisatori. Se vuoi sapere cos’è questa cosa dal nome un po’ strano leggi qui 🙂 

 

 

LUDICITÁ CONSAPEVOLE

Il terzo fortunato incontro è stato quello con Alicia Barauskas, la mia insegnante di Ludicità Consapevole. Ho sempre amato il gioco ma sono sempre andata ad intuito. Grazie al percorso con Alicia sono diventata una professionista del gioco e ora sono in grado di comprendere le necessità del gruppo, lo osservo e capisco con uno sguardo dove stiamo andando, percepisco le necessità di ognuno e ho appreso – giocando e parlando insieme – a essere la facilitatrice di un processo, più che una protagonista. 

 

 

Quando ero una bambina con poche risposte, un’adolescente un po’ burlona e un po’ insicura, una ragazza che amava leggere finché faceva buio, quando ho ricominciato a giocare con la bambina che era in me, se mi avessero detto che una risposta a quella domanda impertinente era impossibile da dare, forse ci sarei rimasta male.

Il mio mestiere è difficile da definire. Come avrei potuto definirmi allora?
Come potevo anche solo sognare tanta abbondanza? Non lo avrei mai creduto possibile.

Ma se decidete di cominciare a sorridere, anche se non avete nessun motivo per farlo, comincia a sorridervi anche la vita.

Ho fatto solo una cosa. Ho continuato a dire SI’ alla vita e ai tanti doni che mi stavano arrivando da ogni parte.
Se vuoi conoscermi, stringermi in un abbraccio che ride e giocare insieme accetto caffè, succhi di frutta e tè verdi (magari al gelsomino). Per ora mi trovi a Monte San Giusto, la Città del Sorriso, nelle Marche.

Se ti va di lasciare un’impronta del suo passaggio qui sotto sarei davvero felice 🙂 
Se decidi di rendermi felice però, devi anche dirmi cosa rispondevi alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” 
E soprattutto, ora che stai facendo? E quello che fai, ti piace?

4 pensieri su “Chi sono

  • 1 dicembre 2017 alle 6:53
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    Cosa vorrei fare da grande…..
    Ridere Ridere e ancora ridere!
    Donare il ❤ a chi fa veramente bisogno in questa società che davvero mi fa anche paura…. Essere al servizio dei non udenti per far si che si accettino per quello che sono e per integrarli nella società. Ma per far questo…. Prima far capire alle persone che i disabili non devono metterli da parte è credo che con yoga della risata possiamo farcela. C’è ancora tantissimo da lavorare! E bisogna lavorarci sia con la risata che con l’anima del cuore!

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    • 14 dicembre 2017 alle 9:25
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      Lalla conoscerti è stato veramente un onore. Grazie per il grande lavoro che stai facendo, intriso di cuore ed energia. Ti abbraccio fortissimo <3

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  • 30 dicembre 2017 alle 13:27
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    Anch’io davo una risposta diversa di anno in anno alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” (a volte non la davo proprio, veramente). La cosa buffa è che non l’ho ancora capito. Per fortuna hanno smesso di chiedermelo!
    Molto bello il tuo racconto, ne viene fuori tanta sana energia. Grazie!

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    • 30 dicembre 2017 alle 15:46
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      Ti auguro di mettere a frutto i tuoi talenti. Un abbraccio forte

      Rispondi

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